Sono un ingegnere di 85 anni e seguo il problema COVID da fine marzo con il blog www.carloapostolo.it usando soltanto la mia logica. Il mio interesse si è concentrato su un procedimento, che è al riparo da ogni possibile manipolazione e che si realizza così:

  1. Ogni persona viene sottoposta CONTEMPORANEAMENTE al test rapido e al tampone molecolare.
  2. Il risultato del test è garantito in quanto la UE ha recentemente approvato i test rapidi di nuova generazione che garantiscono sensibilità > 93,3% e specificità del 99,8%.
  3. I risultati dei tamponi molecolari dipendono in modo determinante dall’operatore della PCR che può impostare il numero di cicli massimo prestabiliti sull’apparecchiatura analizzatrice da 25 a 45.
  4. Il prof Burioni e il prof Palù hanno dichiarato inattendibili i dati a 45 cicli.
  5. La soluzione ideale sarebbe quella di indicare nella diagnosi del tampone il numero di cicli a cui si è fermata l’attrezzatura PCR; è un dato prezioso che darebbe un primo segnale sul tipo di contagio, infatti più si avvicina ai 45 cicli più il numero dei falsi positivi aumenta sino ad arrivare a superare il triplo di contagiati rispetto al test rapido.
  6. Si tratta di scegliere fra:
  1. il test rapido di sicuro affidamento che credo riuscirà a mantenere inferiore ai 200 veri contagiati, cioè ammalati, sui 100.000 test effettuati nell’arco della settimana
  2. il tampone molecolare che dipende dall’operatore causando un numero di falsi positivi che spiega soltanto il 95% di asintomatici che non è mai stato possibile sapere come fossero divisi in ammalati lievi, paucisintomatici e sani.

Non capisco, alla luce di quanto sopra, come possa essere dichiarato gold standard il tampone.

Chiedo: non può essere che con il solo utilizzo dei test rapidi ora saremmo tutti in zona bianca?