Ieri sera il prof. Burioni ci ha dato alcune informazioni per me veramente importanti perché sono la conferma delle mie intuizioni da non esperto esposte nei post del 16 e 19 novembre.

Il professore conferma che l’analisi dei tamponi molecolari con la PCR è diventata sempre più precisa ma che si creano problemi quando si supera il numero dei cicli soglia CT (post del 16/11). È importante tener presente che ogni ciclo raddoppia il numero di molecole per cui la soglia di 45 cicli è senza dubbio eccessiva: equivale a trovare poche molecole contagiate su un gruppo maggiore di 35 mila miliardi. È la valida spiegazione del 95% degli asintomatici dichiarati dal Commissario Arcuri.

Il prof. Burioni dichiara che i test rapidi sono certamente meno precisi ma più sicuri perché non dipendono più dalla PCR nel fornire i risultati perché il criterio di analisi è completamente diverso. Sono kit a disposizione di chiunque di noi li voglia fare, danno un risultato in pochissimo tempo e di conseguenza si può prevedere l’immediata quarantena di chiunque sia positivo dato che è il periodo più contagioso. I test vanno ripetuti sino a ottenere un risultato negativo, come per i tamponi. Da sostenitore di una possibile integrazione con i test sierologici, che adesso sono anche loro rapidi, ho scritto che sarebbe meglio fare contemporaneamente al tampone rapido se positivo il test rapido sierologico. Se quest’ultimo è negativo significa che il contagio è avvenuto ma non sono ancora trascorsi i giorni della finestra temporale, a questo punto andrebbe ripetuto dopo, ad esempio i dodici giorni previsti dal prof. Burioni, quindi due giorni in più da quanto avevo ipotizzato. Si conoscerebbe così quanti anticorpi IgM e IgG sono stati rilevati. Aggiungo che per dichiarare la guarigione basterebbe avere soltanto le IgG.

I tamponi molecolari si userebbero per casi incerti dopo i due test rapidi.

A differenza di quanto consigliato dal prof. Burioni che prevede dei test fai da te, farei una formazione online di personale volontario da inserire negli alberghi COVID che, oltre occuparsi dei pazienti che sono ricoverati nell’albergo, coprono il territorio di propria competenza con l’incarico di fare i test a domicilio e quello di fare relazioni sui risultati ottenuti, sollecitando, quando è necessario, l’intervento di medici e autolettighe.