L’utilizzo dei tamponi molecolari mi sembra molto complesso: più di un professore ha affermato con soddisfazione che sono sempre più sensibili. Mi sono subito chiesto: che cosa è stato fatto per raggiungere questo miglioramento? Siamo sicuri poi che sia veramente un miglioramento? Non c’è il pericolo che più diventa sensibile l’esame, più possa dare falsi positivi?

Le mie analisi si sono da sempre basate su documenti ufficiali analizzati con lo sguardo della mia logica, del buon senso e chiarisco che mi interessa soltanto l’aspetto tecnologico non essendo in grado di giudicare quello scientifico. Cercherò di utilizzare un linguaggio il più semplice possibile.

Ho scoperto presto la grande complessità dell’analisi dei tamponi molecolari, che viene effettuata soltanto nei laboratori identificati/autorizzati. Per la diagnosi viene utilizzata la tecnologia chiamata RT-PCR che utilizza un macchinario che purtroppo non è standardizzato: primo problema non indifferente.

La procedura utilizza il ciclo di ampiamento, un processo che dovrebbe migliorare la capacità diagnostica e che viene ripetuto in modo continuativo sino a individuare il “virus”, a questo punto il macchinario si arresta. Il numero di cicli effettuati viene definito ciclo soglia (CT): più è basso più la carica virale risulta alta mentre più è alto il CT più è bassa la carica virale (sono inversamente proporzionali).

Detto ciò la complessità del problema è evidente, cioè ci vogliono più cicli di amplificazione per rilevare il virus; elenco le possibili soluzioni da me immaginate:

  1. Occorre indicare il tipo di macchinario utilizzato

  2. Per ogni macchinario occorre specificare il numero dei cicli che caratterizzano la presenza dei virus con indicazione del numero limite massimo di CT oltre il quale non sono più attendibili i risultati perché le cariche virali in gioco diventano troppo basse e non sono quindi più affidabili i risultati di positività.

  3. Qualora si lasci proseguire la macchina oltre il limite massimo di CT alla PCR possono bastare poche particelle virate per ottenere la positività. È il caso degli asintomatici che risultano contagiati, ma ho il dubbio che non tutti lo siano. Mi chiedo: come si possono distinguere gli asintomatici veri da quelli che non lo sono e che quindi dovrebbero considerarsi sani?

  4. Lascio la risposta in sospeso perché prima voglio parlare dei calciatori. Vengono sottoposti sistematicamente ai tamponi molecolari e quasi tutti sono asintomatici e allora mi chiedo: come fanno a guarire in così poco tempo? Solo Ronaldo ha impiegato 20 giorni e ha definito la PCR una “stronzata”. A mio avviso ha sbagliato soltanto il bersaglio: è il tampone non la PCR il responsabile, se è stato utilizzato superando i limiti di CT come ho descritto.

  5. A mio avviso sarebbe una soluzione di buon senso rendere verificabile il laboratorio che ha eseguito l’analisi del tampone molecolare, il tipo di macchinario, le caratteristiche standard della serie di cicli con particolare riferimento al CT massimo ammesso.

Propongo una mia soluzione per risolvere il problema asintomatici: in caso di positività sospetta farei subito la verifica con altri tipi di tamponi rapidi e salivari ma il test migliore credo sia l’esame sierologico da eseguire dopo la finestra di 5-7 giorni. Se il test è positivo dovrebbero apparire prima le IgM (malattia in essere) confermato il contagio, se è negativo significa che non c’è stato un vero contagio.

Consiglio anche a ogni asintomatico di fare il test sierologico, in particolare a quelli che hanno fatto il tampone da almeno 7/10 giorni, così sapranno se hanno contratto il virus anche se in forma leggera oppure sono sani.