In Italia il numero di decessi per il COVID-19 è diminuito moltissimo. A differenza della Germania, il virus qui viene quasi sempre considerato la causa della morte del paziente anche se portatore di altre gravi patologie.
Penso di poter confermare che il COVID-19 non è letale se la persona contagiata è sana e, nel dubbio, sarebbe sufficiente fare l’autopsia.
Dobbiamo questo eccezionale risultato della diminuzione dei decessi giornalieri ai nostri medici in prima linea, a quelli bergamaschi che hanno scoperto gli errori che si facevano curando per polmonite ciò che polmonite non era, inoltre si è scoperta l’efficacia dell’eparina, all’inizio banalizzata, ma che è stata determinante per la guarigione.
Il plasma è stata un altro eccezionale successo, definito inizialmente una fake-news, è stato poi acquistato da Trump e da poco dichiarato sicuro anche per pazienti pediatrici.
Questi medici hanno parlato poco, ma fatto molto e a loro bisogna aggiungere i responsabili delle aziende che sono stati i primi a fare sistematicamente ai loro operai il controllo giornaliero della temperatura e i test sierologici al primo giorno di ingresso in fabbrica e in caso di febbre o presenza di disturbi anche lievi. Se positivi venivano fatti i tamponi.
Questa procedura è stata da me suggerita il 16 aprile e attualmente utilizzata garantendo così la produzione nelle fabbriche che è fondamentale in questa terribile crisi economica.
Non ho saputo più nulla della gara per i sierologici, sono fermo al successo della ABBOT americana incaricata di fare 300.000 test, ho trovato soltanto a nome di Valeria Brancato questo articolo del 19/06/2020: “Test sierologici, i kit scelti dal governo non rilevano gli anticorpi che bloccano il virus e stanno per scadere”. I dati ufficiali del Ministero della Salute ci dicono che dal 25/05 al 15/07 erano stati effettuati in totale soltanto 64.600 test cioè un fallimento totale della gara perché poi non sono riuscito a trovare altri numeri significativi.
Ora i test sono tornati di attualità per la scuola, soltanto però come scelta volontaria dei professori, ma molti di loro non sanno dove e come farli. Speriamo che diventi possibile eseguirli al più presto nelle farmacie.
È stato certamente un errore enorme fare la gara per la fornitura dei sierologici perché se si fossero fatti gli ordini ai primi di Aprile alle aziende disponibili in Italia avrebbero ridotto enormemente il numero di tamponi perché sarebbero stati indispensabili soltanto dopo la positività dei sierologici così sarebbero stati disponibili i tamponi per coloro che ne avevano veramente bisogno soprattutto per i sanitari dentro e fuori gli ospedali.
Ancora oggi si utilizzano i soli tamponi per conoscere chi è stato contagiato senza fare preventivamente i sierologici; non si è capito che i due metodi sono complementari e infatti i sierologici ci forniscono dati importanti riguardanti la presenza degli anticorpi IGG e IGM con i relativi valori ma c’è il problema del periodo di incubazione per cui è importante che davanti a un risultato negativo si informi la persona che deve ripetere il test appena avverte disturbi anche lievi; il tampone invece dice soltanto se è presente il virus e dovrebbe essere eseguito da un otorinolaringoiatra: è chiara la dipendenza dalle capacità dell’operatore; comunque si sono spesso verificati falsi positivi e negativi.
È sufficiente chiedersi: perché si eseguono due test per dichiarare che un paziente è guarito? Non ne basta uno solo?
Non capisco come mai non venga misurata la carica virale perché dall’Istituto Mario Negri cito: “Sarebbe opportuno, quindi, che i laboratori nel definire un tampone positivo quantifichino la carica virale come si fa con la glicemia, l’azotemia e il colesterolo.”
Una buona notizia: è nato YUMI, il robot collaborativo per analizzare un maggior numero di test sierologici, progettato al Politecnico di Milano in collaborazione con ABB e IEO, in grado di processare fino a 450 test all’ora.
A BREVE: IL VACCINO PER IL COVID-19
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