Sono un appassionato di logica che ha deciso di analizzare il problema coronavirus e, prima di tutto, sottolineo che è estremamente complesso e che sono state fatte le scelte più razionali, basate soprattutto sull’esperienza cinese, per cercare di bloccare l’epidemia. In Italia le prime testimonianze trasmesse dalla televisione sono state soprattutto quelle dei virologi, gli esperti di virus. Scienziati che hanno dedicato alla ricerca la loro attività e che, chiamati a proporre una soluzione, hanno dato quella più scontata: per fare in modo di proibire il contagio hanno imposto l’adozione delle mascherine, la lontananza fisica fra individui di almeno un metro e mezzo e, quella più importante “tutti a casa”.
Ho subito avuto dei dubbi, il principale: i virologi sono medici che hanno esercitato la loro attività in laboratori, alcuni di loro hanno ottenuto risultati eccezionali. A questo proposito, se ricordo bene, esiste una graduatoria che qualifica il valore dello scienziato in base alle citazioni su riviste internazionali.
Per un appassionato di complessità, come sono io, imporre la scelta “Tutti a casa”, è parsa una soluzione lineare, troppa semplicistica.
I più importanti ricercatori, specialisti in virologia, in infettivologia, in patologia generale, in farmacologia, in epidemiologia, solitamente non hanno mai fatto i clinici, come invece gli specialisti in anestesia, rianimazione cardiologica, pneumologia, medicina d’urgenza, eccetera, medici cioè che vivono sul campo, che hanno il compito di curare gli ammalati, curare per guarirli. Sono convinto che i migliori ricercatori siano veri scienziati ma che non possano esserlo i clinici, il cui valore si esprime in modo diverso, i più bravi sono definiti artisti, e condivido. In prima linea sono loro, rischiano anche la vita oltre a vivere spesso, come mi ha detto un’amica, le angosce di veder morire, in particolare i vecchi, in modo disumano senza poter salutare i loro cari.

Ecco alcuni punti per me fondamentali:

1) I medici dovrebbero curare per guarire i pazienti, e non limitarsi alla sola cura come ho sentito affermare
da illustri loro esponenti.
La scienza richiede certezze ma in medicina si basa soltanto sulle statistiche; ogni farmaco porta con sé il bugiardino, è scientifico? Ci hanno detto di non leggerli altrimenti nessuno li assumerebbe.

2) Le guide e i protocolli, resi obbligatori, sono quanto di più antiscientifico esista perché non sono resi pubblici alla base delle validazioni, dati che comunque possono essere soltanto statistici e anche qui ha fine ogni concetto sano di scienza. L’aver reso obbligatori guide e protocolli ha fatto perdere inoltre, sempre più il lato umano alla nuova medicina che cura.

3) la laurea in medicina è stata resa molto difficile sia per l’iscrizione con esami di ammissione che si ripresentano, con le stesse difficoltà, dopo la laurea (sei anni) per la specializzazione. Poi c’è l’esame di stato sempre difficilissimo. Questo processo ha ridotto di molto i laureati in medicina e il coronavirus ha dimostrato quanto sia stato sbagliato e ha costretto al cambio di metodo. Spero che venga ufficializzato con una legge la retromarcia totale annunciata da un Ministro.

4) La mia logica mi suggerisce che dopo la manifestazione del virus in Cina del virus COVID19 si sarebbe dovuto creare un’equipe di esperti in medicina sia ricercatori sia clinici, a cui aggiungo tre psicologi di scuole diverse in grado di valutare quali sarebbero potute essere le conseguenze di ogni tipo di scelta, esperti in statistica e in logica e infine tre economisti di tendenze diverse. La scelta più importante è il presidente, è necessario un uomo che abbia già dato ampie dimostrazioni di capacità, serietà, autorevolezza, ma soprattutto esente da ogni influenza politica e commerciale. È l’unico nome che farò: Mario Draghi!

5) Questo Comitato Emergenza Coronavirus dovrebbe essere incaricato di studiare la migliore strategia idonea a sconfiggere il virus e ho già una certezza: “tutti a casa” non sarebbe passato. Personalmente avevo già proposto di proteggere i più vecchi chiedendo loro di non uscire di casa; i familiari avrebbero poi adottato le necessarie protezioni per assisterli e richiesto un servizio medico a domicilio o il ricovero ospedaliero. In ospedale sarebbero così stati ricoverati i pazienti più gravi con la polmonite. Ho la sensazione non abbia funzionato bene il controllo statistico. Ho chiesto a una mia amica, che ha sempre lavorato in ospedale, qual è la procedura in caso di morte di un paziente. Mi ha spiegato che deve sempre essere completato un modulo da inviare all’ISTAT con i dati anagrafici del paziente, tempo di ingresso in ospedale, tutte le cause presunte della morte. A questo punto la procedura più semplice sarebbe quella di inviare all’ISTAT anche ogni successivo passaggio dopo l’arrivo in ospedale: le diagnosi dopo i tamponi, il ricovero in terapia intensiva, sub intensiva o normale e infine l’invio ai domiciliari o altre strutture idonee, con tempi e rispetto della quarantena e infine l’informazione più importante: la guarigione.
Per l’ISTAT si tratterebbe di fare il proprio lavoro istituzionale e adeguare i programmi già esistenti e così avremmo dati in tempi reali divisi per ospedale, paese, città, provincia, regione e infine per l’Italia intera.

6) A questo punto penso che da vecchio quale sono (84 anni) mi piacerebbe sapere dall’ISTAT quanti over 80 risulterebbero guariti dopo il ricovero in terapia intensiva, fermo restando che non si dovrebbe considerare guarito chi viene tenuto in vita artificialmente. Ho già scritto nel libro “Fede e ragione – Placebo o nocebo”, pubblicato da Amazon, che voglio morire a casa mia, assistito dai miei cari. Non ho nessuna paura di morire, mi angoscia invece di essere di peso ai miei cari, magari rimbecillito. Ho indicato come intendo essere isolato se colpito dal coronavirus, per tenerli più lontani possibile dai pericoli del contagio, usando quindi tutte le dovute precauzioni.

7) Il Comitato dovrebbe farsi carico di organizzare la ricerca selezionando con le adeguate competenze tutte le iniziative in corso, selezionare quelle che promettono buoni risultati, senza pregiudizi e vincoli, più o meno espliciti, imposti per interesse o per politica.
Il Comitato dovrebbe far collaborare chi sta seguendo strade simili. A questo proposito ho un mio amico, medico, che cura con flebo di vitamine, in particolare A, C e D. I suoi amici ospedalieri gli han risposto che, per potere applicare la cura in ospedale, si dovrebbero modificare i protocolli e per questo sono necessari almeno tre mesi. La mia logica si ribella. Dai servizi televisivi ho appreso che si stanno utilizzando farmaci già esistenti che erano stati sperimentati per altre malattie quali la malaria, l’artrite reumatoide, l’AIDS e gli antinfluenzali. Va benissimo, purché siano efficaci. Ma chiedo: siamo sicuri che questi farmaci non possano generare effetti collaterali? Mi sembra logico affermare che il pericolo non esista con le vitamine, che sono di uso comune, e chiedo: secondo voi occorrono veramente tre mesi per verificare gli effetti positivi che il mio amico ha già verificato?
Quando ho letto che il calciatore Paulo Dybala ha dichiarato di aver preso il coronavirus e che la Juventus gli ha consigliato di non andare in ospedale ma di prendere le vitamine, mi sono subito chiesto: è una fake news? Sono sicuro che sarà dichiarata tale, creerebbe troppi problemi.

8) In questi ultimi giorni si parla sempre più dei kit idonei a testare le immunoglobine. So che li hanno utilizzati in diverse regioni ma non si riesce ad avere informazioni su quali siano i risultati.
L’ultima notizia è poi sconcertante: ci sono, se ho capito bene, nove gruppi o società in Italia che stanno studiando questi kit. Mi chiedo: ma che senso ha? Il Comitato, da me auspicato, avrebbe autorizzato non più di due ricerche e sarebbe intervenuto per organizzare direttamente le sperimentazioni su larga scala, così da avere risultati certi e veritieri e li avrebbe validati nel più breve tempo possibile. Gli intoppi burocratici, in questo momento, sono assolutamente inaccettabili: è indispensabile cambiare le vecchie abitudini!
In questi ultimi giorni ho saputo che il test sulle immunoglobuline del kit darebbe un risultato attendibile per quanto riguarda la negatività: l’individuo non è ancora entrato in contatto con il virus; mentre avrebbe troppi falsi positivi sulla presenza del virus. Fondamentale è la ricerca che sta procedendo in molti laboratori e industrie specializzate sugli esami sierologici per poter dosare le immunoglobuline G e M, con cui si possono identificare i soggetti già immuni, cioè che hanno superato l’infezione, e i soggetti che sono in fase attiva della malattia e quindi contagiosi. Anche per questo quanto utile sarebbe il comitato!

9) Mi sembra intollerabile l’affermazione categorica “noi accettiamo soltanto ciò che è scientifico”, ignorando che un vero scienziato non giudica negativamente o positivamente ricerche che non conosce in modo approfondito, senza aver avuto esperienze in merito. Chi emette questi dictat con umiltà dovrebbe ascoltare chi si sta impegnando nella ricerca per raggiungere risultati positivi e informarsi soprattutto sui risultati progressivi della sperimentazione. Anche la valutazione di nuovi farmaci e la loro efficacia non può essere eseguita con superficialità in
particolare quando il farmaco è in uso in altri Paesi che lo hanno già studiato e utilizzato.
Dubito che entrino in gioco interessi commerciali ignobili in questo terribile frangente.

10) L’essere umano non è riconducibile a un campione uniforme, siamo uno diverso dall’altro e la diversità
si manifesta nei modi più complessi che la medicina ufficiale ignora quando cura. L’esempio più semplice e
significativo è il placebo. I farmaci sono validati con il doppio cieco: si danno a 50 ammalati il farmaco e ad
altri 50 il placebo. Chiedo: qualcuno mi spieghi come ci siano gli stessi benefici del farmaco senza averlo
assunto e che possono raggiungere percentuali rilevanti, in doppia cifra. Vorrei una spiegazione scientifica
di come possa avvenire fisicamente, ne esiste una sola: è un effetto dell’unione mente-corpo che la
medicina ufficiale ha sempre negato, che invece provoca gravi danni ogni giorno a causa della scelta “tutti a
casa”.

L’effetto nocebo è l’opposto del placebo: il vivere segregati con restrizioni sempre più importanti delle
nostre libertà personali, l’ossessione di messaggi drammatici e colpevolizzanti ha trasformato in numerosi
individui la paura in terrore. Ha esasperato situazioni familiari già difficili fino a farle diventare
insopportabili. Purtroppo per ora non si intravedono altre soluzioni per me logiche.
Concludo ricordando che i più grandi scienziati hanno detto: “noi non sappiamo nulla perché ogni scoperta
apre nuovi misteri”. Invece oggi in medicina ci sono ricercatori che si ritengono scienziati e che non hanno il
coraggio di accettare contraddittori perché proclamano di detenere la Verità, quindi inutile metterla in
discussione. La paura fa 90.