Ho saputo che il 23 dicembre il neopresidente dell’agenzia italiana del Farmaco (AIFA), il dottor Giorgio Palù, professore ordinario di Microbiologia e Virologia, ex direttore del dipartimento di Medicina molecolare all’Università di Padova, è intervenuto alla quotidiana conferenza stampa di Luca Zaia affermando: “Lo posso dire perché studio i virus da 50 anni, questo è un virus che ha una bassa letalità, lo ripeto, non ammazza tutti”. Il dottor Palù sostiene, quindi, che: “non sono affidabili i test oltre il trentaduesimo ciclo di amplificazione e neanche la PCR che nessuno ha mai validato”.

Ero soddisfatto di una notizia così rilevante ma sono rimasto deluso nel constatare che non sia stata ripresa da nessun media di livello nazionale.

Negli ultimi quattro post dal 16 al 30/11 avevo già espresso la mia ipotesi di soluzione del problema che ora riassumo:

limitare i cicli di amplificazione dei tamponi molecolari a non più di 30 e indicarne il numero a cui l’analizzatore ha individuato il virus.

Sostituire i tamponi molecolari con i tamponi rapidi che hanno tempi di risposta brevissimi e, in caso di positività, dopo una decina di giorni eseguire il test sierologico.

In entrambe le soluzioni si eviterà di avere l’alto numero attuale degli asintomatici che però sono determinanti nel calcolo dei valori di RT. Nel calcolo di RT come vengono considerati gli asintomatici? Perché non è stato fatto una suddivisione fra asintomatici senza alcun sintomo e i paucisintomatici? Quando poi un paucisintomatico è palesemente sintomatico? Il 95% dei contagiati dichiarati asintomatici come è suddiviso? Ci possono essere tre categorie: con sintomi seri, con sintomi lievi e sani. Non sarebbe importante che, per i tamponi molecolari in cui si superano i trenta cicli, fare altri esami, ad esempio con i tamponi rapidi e sempre con i test sierologici? Sarebbe utilissimo conoscere con certezza chi ha veramente contratto il COVID-19 in modo da poter calcolare correttamente RT.

RT non è veritiero se nelle formule di calcolo (ce ne sono quattro diverse) vengono inseriti dati non corretti come palesemente sono quelli dei contagiati asintomatici quando si abusa nell’analizzare il tampone molecolare nell’usare cicli di amplificazione superiori a 30.

Invito a rivedere nel mio post del 25/11 la soluzione degli alberghi COVID che copre tutto il territorio e poi, da lì o dal domicilio, vengono inviati in ospedale COVID soltanto malati gravi e gravissimi e sicuramente con il virus.

Purtroppo non sono riuscito a trovare studi a carico di uno degli enti pubblici delegati che ci informi quali tamponi rapidi (vale anche per i kit sierologici) sono i più affidabili e le eventuali carenze.

Nel post del 19/11 ho chiarito che se può succedere che un tampone rapido può dare una falsa positività perché ha rilevato un altro coronavirus, allora si può fare un successivo test sierologico che sarà positivo soltanto per il COVID.

Banale è poi l’affermazione che i test rapidi possono dare dei falsi negativi rispetto al molecolare perché quest’ultimo oltre i trenta cicli, è pochissimo affidabile. L’aiuto dei test sierologici è anche qui lo strumento ideale.

ADDENDUM PER IL CALCOLO DI RT

Riassumo le risposte alle diverse richieste di chiarimento ricevute dopo il post del 27/12. Per eseguire il calcolo di RT è indispensabile che il soggetto, rispetto ai disturbi tipici del COVID-19, sia sintomatico e su questo sono d’accordo tutti. Il problema principale resta quello del 95% dei contagiati asintomatici perché non esiste alcuna possibilità di sapere quanti hanno avuto un reale contatto con il virus, più o meno grave, e quanti sono veramente asintomatici perché sani, quindi vittime dell’errato uso del tampone molecolare con cicli di ampliamento che arrivano a 45. Sottolineo che di grande aiuto sarebbe l’indicazione del numero di cicli a cui la macchina analizzatrice si è fermata. Sono comunque convinto che l’unica strada sarebbe di definire se il soggetto è malato oppure asintomatico, cioè senza alcun disturbo. Se non si provvede a inquadrare il soggetto al momento dell’esecuzione del tampone diventa quindi molto più difficile classificare il tipo di contagio.

Ho discusso con medici che sono stati incaricati di registrare per la pubblica amministrazione i pazienti e sono rimasto scioccato perché mi hanno confermato che eseguono la diagnosi, indicano se la persona presenta i sintomi per quanto riguarda il COVID oppure se è veramente asintomatica. Perché i dati sono “SECRETATI”? È certo che se fossero a nostra disposizione sarebbe la soluzione ideale per avere percentuali attendibili e numeri di RT più esatti.

Alla mia domanda a un medico: perché vengono secretate le diagnosi? Ho avuto una interessante risposta: probabilmente non si fidano delle nostre capacità diagnostiche.

Ritengo la secretazione inaccettabile, molti l’hanno da tempo denunciata ma si continua imperterriti. Non so quanto potrà incidere e come si dovrà procedere per adeguarsi a questi cambiamenti di dati, ma di una cosa sono sicuro: è indispensabile renderli pubblici in modo che gli esperti statistici possano tenerne conto adeguatamente.