Il Commissario Arcuri ha reso pubblico un dato ufficiale molto interessante: il 95% dei contagiati è asintomatico. Vale a dire che per ogni venti contagiati c’è soltanto un “ammalato vero” di COVID-19. Alla luce del post del 16/11 mi chiedo se il tampone molecolare sia affidabile per farci capire la realtà della nostra situazione.
La continua ricerca in atto ha reso disponibili nuovi tipi di tamponi rapidi: il salivare, l’antigenico e anche il molecolare che danno il risultato in pochi minuti. Non avrei alcun dubbio sul vantaggio di utilizzarli anche se hanno dei limiti di affidabilità che a mio avviso possono essere superati con l’integrazione dei test sierologici che possono, se ben usati, confermare il risultato del tampone.
Devo constatare però che, dopo il fallimento della famosa gara vinta dalla Abbott, non si è saputo ufficialmente più nulla dei sierologici. Ha prevalso l’uso del tampone e tutta l’informazione ufficiale l’ha preso come unico riferimento per tutti i dati statistici, comunque difficili da interpretare. Il Ministero della Salute ha dichiarato il 9 maggio che i test sierologici sono praticamente inutili, io invece ho sempre sostenuto nei miei post che tamponi e sierologici possono e devono essere complementari. Ribadisco che i tamponi rapidi sono di grande interesse se integrati con i test sierologici.
Dicono che ci siano dei tamponi che potrebbero dare un falso positivo perché rileverebbero la presenza di altri coronavirus: non sarebbe un problema, facendo i sierologici, si avrebbe la conferma della positività per il COVID-19.
Espongo una mia tesi e mi farebbe molto piacere ricevere le vostre opinioni e le vostre critiche.
Gli alberghi COVID mi sembrano una scelta molto azzeccata, fondamentali quando diventa molto difficile isolare l’ammalato nel suo domicilio o per chi il domicilio non ce l’ha. Il primo contatto del paziente con l’organizzazione sanitaria avverrebbe nell’albergo in una zona riservata ai test.
Si inizia con la scelta del protocollo in funzione del tipo di tamponi rapidi e di sierologici, prima l’esecuzione del tampone e, constata la positività, si eseguirebbe subito il test sierologico e, se è negativo, lo si ripeterebbe dopo cinque oppure sette e per i più scettici dieci giorni.
Nel caso che si riscontrino incongruenze fra i due test, si dovrebbe fare il tampone molecolare, che registra il numero di CT (numero di cicli di ampliamento) raggiunto. Ricordo che è indicativo della gravità del contagio. Per i pazienti che sono in attesa della ripetizione del sierologico sarebbe importante che abbiano un proprio reparto per la quarantena in quanto non si sa se siano realmente positivi.
Per i pazienti che hanno scelto di rimanere nel proprio domicilio il procedimento sarebbe identico e verrebbe eseguito sempre da personale paramedico e varrebbe la regola della quarantena.
Si potrebbero fare corsi di formazione specifici, per chi dovrà eseguire i test, in modo tale da coprire il meglio possibile il territorio.
Questo personale potrebbe fare il test completo anche per pazienti che hanno altre patologie e richiederebbe per quelli più gravi l’intervento del medico che deciderà il ricovero in ospedale. Si avrebbe comunque l’enorme vantaggio di sapere preventivamente se il paziente è stato contagiato e dove ricoverarlo.
Sarebbe fantastico, con dei codici adeguati, seguire il decorso del contagio paziente per paziente e inviare i dati all’ISTAT come già si fa negli ospedali.
Mi sembra che sia logico sperare che i ricoveri ospedalieri potrebbero sensibilmente ridursi soprattutto per i pazienti non destinati alla terapia intensiva.
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